Riposo ai naufraghi (Gabriel Formentin)

Riposo ai naufraghi (Gabriel Formentin 11 luglio 2007)

Le cinque di un caldo mattino d’estate
il cielo era strano le nuvole all’improvviso
si eran di colpo addensate
le barche toglievan gli ormeggi
e prendevano il mare
che calmo sembrava il suo lento respiro
la radio di bordo taceva
e il triste presagio sembrava aleggiare
sugli uomini che muti guardavan il cielo
mia moglie alle quattro mi disse
è un giorno per starsene a casa
suvvia non uscire a pescare
Lui diede un bacio alla bimba
che dolce dormiva
Giovanna stasera verrai con Maria
sulla spiaggia a vedermi tornare
un ultimo grande sorriso e scomparve
ai suoi occhi marroni
che duro lavoro è pescare
solcare le onde
e poi all’improvviso guardando al nord
lo vidi arrivare
di colpo il cielo si tinse di notte
le nuvole si fecero sempre più basse
e il vento si mise a fischiare
Marcelloooooo Carmelooooooo
prendete le reti velociiiiiiiiiiii
dobbiamo scappareeeeeeeeeeeeeeeee
non era previsto la meteo non disse
che quello era un giorno di morte
le onde si alzavano come colline
dapprima di proa
e mentre volevo tornare
da poppa la vidi arrivare
di schiuma e rompente ci prese
alzandoci come un giocattolo
e tutta la barca si mise a tremare
50 le miglia da fare
e il mare ingrossava
e il vento ruggiva
la schiuma nell’aria volava
la barca impazziva
un mesto corteo si era formato
da ore alla spiaggia
le donne guardavano le onde
che il vento del nord sollevava
alcune piangevan
e altre pregavan
nessuno tornava
passaron le cinque e dopo le sei
ma solo si udiva il ruggito del mare
e il vento del nord che gridava
la notte trascorse in preghiera
l’intero villaggio sul bordo del mare
incurante del tempo aspettava
di colpo quel vento che tanto gridava si era calmato
e il mare che ormai si era cibato
riprese pin piano il suo lento respiro
portando alla riva soltanto dei pezzi di legno

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