La notte (Gabriel Formentin)

 

 

 

 

La notte (Gabriel Formentin)

il tardo pomeriggio era messaggero
la tormenta ormai vicina si preparava
le nubi addensate sui monti circostanti
la terra tremava al tuonare cupo
povera amica mia che sola ti trovasti
avresti dovuto affrettare il tuo passo
per riparare dietro mura amiche
ma l’angoscia ti stringe la gola che secca
a fatica respira
rabbiosa e infuriata scatenò la sua forza
e tu ti lasciasti trainare dal lugubre carro funesto
le trombe squillaron potenti facendo tremare
il tuo cuore che sol non voleva restare
dolore tremendo rapito davanti ai tuoi occhi
impotente lo lasciavi partire
la casa che tanto ti aveva parlato le frasi da lui
sussurrate sparite annientate sbiadite
persino quel volto che tanto normale
sembrava al tuo sguardo
si fece di nebbia leggera e poi densa
togliendo i contorni
che folle la vita
ti credi per sempre persona di un mondo
e pensi di essere pronto a guardare negli occhi di dio
ma poi ti riscopri una piccola e fragile vela
in balia di tempeste che rompono tutti i suoi fili
marino d’amore son io o mio signore
son fragile preda del vento dei tuoni e del mare
mi stringo in me stesso e tremo di freddo e paura
ma poi ricomincio a lottare
la notte che tanto ci lascia in balia di orrende tempeste
di colpo davanti ad un alba che ancora rischiara
ti lascia sperare
sei viva mia musa che il vento del nord
ha voluto tremasse con lacrime e sale
dipingi di nuovo le mura di casa che il vento
e la pioggia battente cercarono invano di fare cadere
asciuga le lacrime che sanno di mare la notte è finita
rimane il colore del nero il cuore che in certi momenti
ti sembra volere scoppiare le mani che tremano
un po’ per stanchezza e un po’ perchè l’ansia
vorrebbe cucirti la bocca
ma solo son attimi anche se a volte ci sembrano eterni
siam vivi mia dolce compagna e il cielo di azzurro
si tinge il sole risplende il monte ritorna di un verde
dipinto da mano natura
tempesta passata rimangono i danni ma tutto risorge
ti voglio sentire cantare magari di un canto sommesso
vedrai che il sorriso ritorna anche se lo credevi gia perso
poi passano i giorni e i mesi tra piccole risa e pianti
improvvisi scattati da un quadro un ricordo
e gli anni rimettono assieme le povere ossa
sorrisi di bimbo e parole d’amore
il tempo sovrano diventa padrone di noi
piccolissime cose
ma tu non temere da lui sei protetta anche se
adesso ti sembra lontano
un giorno ormai stanca e dopo aver tanto dato
il silenzio diventa di colpo sovrano
e gli occhi si chiudon pian piano
che dolce sarà quel momento
e che magico andare del cielo e la terra
passando tra i bianchi capelli con mano leggera
non devi temere di questo momento
e l’oro di un bacio scordato ti tinge di rosa le guance
cosi come sento arrivare colei che mi ha amato
al quale la vita avrei regalato
andremo lontano saremo granelli di stelle
e lui come sempre saprà che da tempo aspettavi
tra oceani galassie miliardi di mondi
non saremo soli se creder sapremo
che dopo la notte e tremende tempeste
ritorna con pace splendente a brillare il sereno

 

 

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