Reno Bromuro

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paolina carli
grazie luna: poesia in libertà
Paolina Carli è nata a Valle Castellaneta, ma risiede a Roma da oltre quarant’anni. E’ dal 1964 che promuove e partecipa ad iniziative in difesa dei lavoratori. Parlando della sua opera Monica Moggi così si esprime: “La poesia di Paolina è la vita di tutti i giorni e niente è più poetico di questo. La differenza tra un poeta e una persona che non scrive, è che il poeta scrive e rappresenta la nostra straordinaria ordinarietà di esseri umani”.
Rossella Fava, afferma: “Molto spesso la poesia, e quella di Paolina Carli in particolare, nasce in maniera molto forte, come un urlo, in questo caso direi un urlo quasi lacerato, che colpisce fortemente chi legge e chi ascolta. Però è sostanziale l’esigenza di trovare silenzio, l’esigenza di ritornare là dove la poesia nasce nella riflessione dell’intimità… Proprio nel silenzio di quest’intimità si può riflettere e capire cosa sia la voglia di dire agli altri”
Leggiamola anche noi questa poesia che urla, secondo la Moggi, e che sente l’esigenza di trovare il silenzio, secondo Rossella Fava:
 

CHIAROSCURI ACCECANTI
 
sospesa tra scarse speranze
m’appresto a fare il bilancio
d’una stagione chiusa in ritardo
 

e ritrovo brandelli di carne
trascinate su strade poste in salita
che frenano impulsi protesi in avanti
 

intanto pene e paure si agitano
nei cuori di uomini onesti
per ferite inferte da mano inguantata
 

ma il bianco dei sassi e il verde dei monti
s’agitano dove volteggiano le aquile
per emozionarci mentre l’osserviamo
 

… nella notte un violino accompagna le danze
per sdoganare violenze e discriminazione
subite in chiaroscuri accecanti
 

Il motivo è chiaramente spiegato dai versi, che narrano ventiquattro ore di vita di un essere umano in conflitto con se stesso e con la natura.
La giornata inizia tra scarse speranze, quindi il buongiorno si vede al mattino per finire cercando di dare sollievo alla sua “fatica di vivere” «per sdoganare violenze e discriminazioni/ subite in chiaroscuri accecanti»
La Carli, dunque nella poesia trova la consapevolezza che essa è il potere magico che aiuta a vivere e perciò scrive poesia, affinché l’umanità possa trovare la sua luce.
Nel parlare di sé afferma di sentire per raffigurarsi che non è semplice, però necessario focalizzare gli avvenimenti della propria vita. I ricordi di esperienze successive rafforzano l’idea di essere “fuori tempo o posto” perché la comprensione degli avvenimenti o delle scelte affrontate hanno sempre un momento che ripaga tutto. Le scelte più significative sono quelle accettate e realizzate lavorando di giorno e andando a scuola di sera per prendere il diploma di maestra d’asilo e di aver militato nella politica attiva.
«Paolina si batte in maniera angosciosa, afferma Antonio Fusco, ai limiti disperante, per una umanità migliore. E’ un poeta; oggi i versi di un poeta impegnato nel sociale, per essere una persona che apporti un proprio contributo alla costruzione di un’umanità nuova in cui l’amore, la fratellanza non siano soltanto ideali vuoti di contenuto, ma in cui si realizzi almeno quel principio essenziale su cui si basa la vita: l’eros che muove il sole e l’altre stelle di Dante, e finalmente si carica e possiamo assistere ad un futuro che non sarà felice, non sarà per mia opinione personale, così bello come si può desiderare, ma sicuramente migliore del mondo in cui stiamo».
Kadour Naimi ha detto che Paolina «poetizza la vita, e questo mi piace molto. Il libro non è che la ciliegina sulla torta, è una bellissima ciliegina».
Ci sono versi lapidari che sembrano venuti fuori dal marmo pregiato o dalla fucina di Vulcano perché siano sempre vivi:

«… stroncare il perverso che
umilia il pensiero e assilla lo stomaco»

«… nell’immensità del vuoto
c’è chi sogna perché i giovani sogni
non si possono uccidere come lacrime asciutte»

«… spezzare le mille catene
per ritrovarsi tra pieghe dolenti
e rendere giustizia alla vita»

«… resta solo la speranza di perdersi
e il desiderio di rinvenire il coraggio
per salutare l’alba di un nuovo mattino»
 

Ormai Paolina trova la sua pace nell’armonioso e musicale verso, spargendolo come grano da seminare affinché l’uomo lo possa godere della sua crescita dopo varie peregrinazioni, e raggiungere la serenità e la pace desiderate. I ricordi dolorosi spariscono d’incanto perciò le esclamazioni dei versi che ho riportato più su hanno il significato di una solenne ribellione alla sorte e rievocare all’improvviso la lunga serie dei ricordi: tristi e lieti vissuti nell’arco della vita. Le liriche, oltre a concatenarsi come i grani di un rosario, si sviluppano nell’interezza dell’opera.
Paolina Carli, è d’un’efficacia stupenda: ti mostra al vivo l’accanimento della vita vissuta in libertà, per non subire costantemente la superiorità della cattiveria, dell’astuzia, dell’ingordigia e della prevaricazione, perciò la sua narrazione poetica non è vinta mai dall’immaginazione del poeta che sembra già lontano dalla sua creazione! Non è soltanto fredda constatazione di un fatto, ma riproduce sensazioni particolari che riceve chi è stato vittima innocente.
Ma quello che più turba il Poeta Paolina Carli è il contrasto ch’ella vede disegnarsi sempre più chiaro tra se stessa e l’umanità: nonostante le molte ansie che la colpirono fanciulla: lavorare la terra, adattarsi a mille mestieri, affrontare il naufragio di un matrimonio ed uno sta per naufragare; aver allevato tre figli, per vivere un attimo di serenità che si è dimostrata irraggiungibile.
Allora per sentirsi ancora viva, bella e desiderata; risentire il calore della luce che è vita e serenità si rifugia nella Poesia. Solo chi è disperata conosce l’amore, perché in questo modo è tutto più chiaro e illumina la coscienza dei suoi propri malanni senza scampo trasfigurandoli in arte maggiore facendoci contemplare spettacoli naturali, d’infinito amore, vergando sulla carta la sua bella sorgente poetica. Questo è il sentimento, che il poeta ha attribuito alla sua raccolta: «Grazie Luna»
Un altro tema importante è l’ambiente in cui si dipana la narrazione di «Grazie luna» che esalta la libertà della poesia e la sorte degli uomini sempre sopraffatti dal tiranno di turno; la familiarità con i lavoratori derivante dalla sua partecipazione attiva alla CGIL. L’antica nobiltà che ha sempre a modello l’epopea del suo tempo, la fame, la dignità nella miseria, l’ingenuo fantasticare su vita e morte, che fa i vecchi simili a un bambino il quale si fa furbetto di una vita che non ha vissuto e che non vivrà se non dopo che la lotta di classe si sarà sedata e l’uomo avrà capito che bisogna camminare mano nella mano. Gli storici di professione ci diranno il peso e il significato di questi versi nella nostra era convulsa e caotica. A noi semplici lettori spetta un altro compito, mettere in luce da una parte quelle che sono le qualità di scrittura e di rappresentazione e dall’altra il contributo disinteressato alla morale che si ricava da una visione tanto ampia e sicura. Tuttavia è necessario anche evitare un generico accostamento, vagamente impressionistico, per la ricostruzione dei versi più lenta e minuziosa.
Il trasalire al ricordo che “umilia il pensiero e assilla lo stomaco” non è solo dovuto al brivido della situazione che sale dentro come nebbia che si alza con il tramonto avvolto di riflessi dorati, contro un cielo striato all‘orizzonte da colori intensi e lucenti; è anche «… nell’immensità del vuoto / c’è chi sogna perché i giovani sogni / non si possono uccidere come lacrime asciutte» il tremito della natura di fronte all‘uomo e di fronte al mistero che li sovrasta, a quel Dio che si manifesta nelle luminose prospettive degli spazi, e al quale Paolina Carli offre questo breve momento del ritmo del suo cuore, in cui risuona la voce del Poeta. Anche i monti fremono all’apparire delle prime stelle e il loro è quasi un respiro umano, in un accordo totale e in una totale tensione di offerta, fatta di canto d’uomini, di terrestri forme e soprattutto di speranza.
 

© Recensione a cura di Reno Bromuro

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