Marco Napoletano

Ciao Paolina, mi hai chiesto di scriverti che ne penso del tuo lavoro, cosa della quale non mi ritengo capace dal punto di vista stilistico. E’ che non credo che una poesia sia criticabile stilisticamente. La si può analizzare non criticare, e questo è compito di critici letterari e filologi. La poesia è per me come il colore degli occhi, la misura delle scarpe, l’ampiezza di una mano. Li posso osservare, ne posso godere ma esistono in quanto dati, e questo sono nella loro volontà di essere. Posso solo parlarti di ciò che hanno sommosso in me le emozioni che hai trasformato in immagini. Metto in fila i componimenti che mi hanno colpito maggiormente : “Confusione”; “Rientro”: “Basterebbe”; “Pazzia”; “Cosa farò”: “Natale”; “La sera”. In queste poesie ho trovato l’espressione più pura della cifra poetica che (per me) è tua: una cristallina disillusa spietatezza, talmente adamantina da trasformare le ombre dell’angoscia in ritratti luminosi. E’ peculiare il fatto che alla terza lettura della tua raccolta io non abbia amplificato le originali sensazioni provate in quel dopo caffè a Toffia. Le ho solo percepite in modo più limpido. E’ che la “botta” c’era stata, un giallo fendente dietro gli occhi. La chiarezza, che ripeto “spietata”, è difficile da trovare. Sai descrivere, con finta semplicità, l’esatta stazza delle dita che ti toccano il cuore. Nei lavori sopra citati usi il medium della velocità. Buono e bello. Non lasci agli altri l’accomodante interpretazione. Dichiari, dimensioni ed intenti. Proprio la “dichiarazione di intenti” ho notato in altri lavori che ho percepito in modo più costruito : “Parole” e “Spasmi”, ad esempio. Dall’”io” al “tu” con la dichiarata voglia, ma col velato intendimento, della programmazione. Un’intimità volutamente condivisa “verso …”. Una trasposizione temporale. Non è che non ami la costruzione. In “Desideri” ed “Occasione mancata” ho goduto della struttura a 3 che apre verso la chiusura-ritornello, trasportandomi verso il canto. E’ una costruzione geometrica che apprezzo. La formula più musicale è però, a mio avviso, prepotentemente felice in “Sogno”. Mi piacerebbe sentirla musicata. E poi “… qualcosa brucia anche l’immagine di chi non c’è più.“ mi sta ancora attraversando. Questo è ciò che so dirti. Ti mando qualcosa, canzoni, farcendo il tutto con un abbraccio.
20.5.2004

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