Victor Pena

Carissima Paolina, ho letto e riletto le tue poesie e mi sono sinceramente piaciute. La prima lettura l’ho fatta d’un tratto, mentre i miei studenti scrivevano l’esame nel rigoroso silenzio dell’aula. E poi a casa ho ripreso la lettura avanti e indietro. All’inizio il mio primo “rimprovero” per l’autrice era la necessità (e qui era in primo piano la percezione rigida del professore-correttore) di un ordine, o meglio, raggruppamento tematico delle poesie, perché passavo da un argomento a un altro assolutamente diverso e cronologicamente lontano. Poi mi sono reso conto che uno dei pregi del libro era proprio quello di rappresentare la multipla sensibilità che contemporaneamente ti assale, dall’infanzia lacerata alla denuncia del genocidio palestinese, e comunque la sincerità e l’autenticità della voce, (e questa è un’altra conquista) era la stessa. A volte preferivo le poesie brevi (e mi dicevo, “devo consigliarle di scrivere più di questo tipo, raccorciate, intense, vibranti”) e a volte preferivo la narrazion, tutta personale, delle poesie lunghe, dove, con un lirismo variegatissimo, riesci a catturare il lettore, che si sente legato sempre di più alle tue parole, alla tua verità. Ti ringrazio molto l’invio delle tue poesie, adesso capisco meglio il tuo sguardo, il tuo modo di guardare le cose, le persone. Hai uno sguardo di una potenza rara, che mi ha stranamente colpito quando ci siamo conosciuti a Bruxelles. Ti auguro il meglio per questa prima raccolta e scusami ancora del mio silenzio. Saluti affettuosi e tante care cose.
25.6.2004

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