Archivio della Categoria 'DICONO DI ME'

Antonio Spagnuolo

Sabato 17 Gennaio 2009

“Un accento che si flette in trasparenze ove la molteplicità narrativa incontra la umbratile tessitura della meditazione.”
Lunedì 8 Gennaio 2007

Enrico Besso

Sabato 17 Gennaio 2009

Indugianti nel sociologico le tensioni diluite, in alcuni casi, dalla lunghezza del verso, che sembrano avere il passo giusto verso una scrittura esatta e razionale. Sprazzi lirici intensi con qualche iterazione di troppo. Voto 7.
Enrico Besso  
9 maggio 2006

Antonio Fusco

Sabato 17 Gennaio 2009

Dal punto di vista del contenuto, quello che più colpisce è come in fondo si tratti di autobiografia vissuta in senso di poesia. Autobiografia su cui si fonda praticamente il contenuto di quasi tutte le poesie di Paolina, anche quando queste arrivano ad una vera e propria invettiva sentita e profondamente vissuta. Io vedo da psicologo la piccola che cerca disperatamente di farsi strada nella vita e che soprattutto non riesce a ricevere quell’amore di cui ha un angoscioso bisogno. E questa piccola, diventata giovane,adulta vede il mondo sotto una angolazione che  è purtroppo quello della realtà. La propria posizione personale, cioè di creatura assetata d’amore, in un mondo vuoto che la respinge, in un mondo che nega quei valori fondamentali essenziali che sono nati con lei, e che lei disperatamente porta avanti. Paolina si batte in maniera angosciosa, ai limiti disperante, per una umanità migliore. E’ un poeta; oggi i versi di un poeta impegnato nel sociale, per essere una persona che apporti un proprio contributo alla costruzione di una umanità  nuova  in cui l’amore, la fratellanza non siano soltanto ideali vuoti di contenuto, ma in cui si realizzi almeno quel principio essenziale su cui si basa la vita: l’eros che muove il sole e l’altre stelle di Dante. e finalmente si carica e possiamo assistere ad un futuro che non sarà felice, non sarà per mia opinione personale, non sarà così bello  come si può desiderare, ma sicuramente migliore del mondo in cui stiamo. Questa speranza, questo desiderio, questa aspirazione rappresenta non soltanto  il messaggio che Paolina vuol dare agli uomini, ma anche il messaggio che gli uomini hanno bisogno di sentire, ed in questo senso io mi congratulo con  lei e desidero affermare una cosa: continua a scrivere, continua a lottare, continua a vincere.
20.11.2004

Kadour Naimi

Sabato 17 Gennaio 2009

“E’ stata fatta nel 1890 una indagine in Francia su che cosa sia l’amore e chi sia la donna ideale. Ad uno scrittore un francese che si chiamava Guy de Mauassant, che scriveva storie d’amore, è stato chiesto: Chi è per lei la donna ideale? Ha risposto: - la donna che mi poetizza la vita. Che cosa vuol dire una donna che poetizza la vita?  - E’ una donna che se t’invita in una cantina la più orribile del mondo, te la fa sembrare il palazzo di Mille e una Notte. Quindi per me con Paolina è questo, ancora prima del suo libro, di quello che scrive… E’ lei che ti poetizza la vita, e questo mi piace molto. Il libro non è che la ciliegina sulla torta, è una bellissima ciliegina”.
20.11.2004

Monica Maggi

Sabato 17 Gennaio 2009

“La poesia di Paolina è la vita di tutti i giorni e niente è più poetico di questo”. “Il poeta è, la poetessa sono persone che vivono la quotidianità delle vicende con forza, con intensità… Dalla mattina da quando si alza, a quando va a dormire, ogni gesto che ogni essere umano fa, secondo me, è scrittura e poesia. La differenza tra un poeta e una persona che non scrive, è che il poeta scrive e rappresenta la straordinaria ordinarietà di noi donne o comunque di esseri umani”.
20.11.2004

Rossella Fava

Sabato 17 Gennaio 2009

“Molto spesso la poesia, e quella di Paolina Carli in particolare, nasce in maniera molto forte, come un urlo, in questo caso direi un urlo quasi lacerato, che colpisce fortemente chi legge e chi ascolta. Però è sostanziale l’esigenza di trovare silenzio, l’esigenza di ritornare là dove la poesia nasce nella riflessione dell’intimità… Proprio nel silenzio di questa intimità si può riflettere e capire cosa sia la voglia di dire agli  altri con la poesia  e quindi con la consapevolezza di avere un potere quando si scriverà la propria vita di tutti i giorni; perché la poesia ha questo potere magico e chi la ama e la conosce sostanzialmente se ne rende conto a ogni passo che legge, ha un potere magico immortale alla luce del mondo, del mondo nella migliore luce possibile.”
20.11.2004

Victor Pena

Sabato 17 Gennaio 2009

Carissima Paolina, ho letto e riletto le tue poesie e mi sono sinceramente piaciute. La prima lettura l’ho fatta d’un tratto, mentre i miei studenti scrivevano l’esame nel rigoroso silenzio dell’aula. E poi a casa ho ripreso la lettura avanti e indietro. All’inizio il mio primo “rimprovero” per l’autrice era la necessità (e qui era in primo piano la percezione rigida del professore-correttore) di un ordine, o meglio, raggruppamento tematico delle poesie, perché passavo da un argomento a un altro assolutamente diverso e cronologicamente lontano. Poi mi sono reso conto che uno dei pregi del libro era proprio quello di rappresentare la multipla sensibilità che contemporaneamente ti assale, dall’infanzia lacerata alla denuncia del genocidio palestinese, e comunque la sincerità e l’autenticità della voce, (e questa è un’altra conquista) era la stessa. A volte preferivo le poesie brevi (e mi dicevo, “devo consigliarle di scrivere più di questo tipo, raccorciate, intense, vibranti”) e a volte preferivo la narrazion, tutta personale, delle poesie lunghe, dove, con un lirismo variegatissimo, riesci a catturare il lettore, che si sente legato sempre di più alle tue parole, alla tua verità. Ti ringrazio molto l’invio delle tue poesie, adesso capisco meglio il tuo sguardo, il tuo modo di guardare le cose, le persone. Hai uno sguardo di una potenza rara, che mi ha stranamente colpito quando ci siamo conosciuti a Bruxelles. Ti auguro il meglio per questa prima raccolta e scusami ancora del mio silenzio. Saluti affettuosi e tante care cose.
25.6.2004

Marco Napoletano

Sabato 17 Gennaio 2009

Ciao Paolina, mi hai chiesto di scriverti che ne penso del tuo lavoro, cosa della quale non mi ritengo capace dal punto di vista stilistico. E’ che non credo che una poesia sia criticabile stilisticamente. La si può analizzare non criticare, e questo è compito di critici letterari e filologi. La poesia è per me come il colore degli occhi, la misura delle scarpe, l’ampiezza di una mano. Li posso osservare, ne posso godere ma esistono in quanto dati, e questo sono nella loro volontà di essere. Posso solo parlarti di ciò che hanno sommosso in me le emozioni che hai trasformato in immagini. Metto in fila i componimenti che mi hanno colpito maggiormente : “Confusione”; “Rientro”: “Basterebbe”; “Pazzia”; “Cosa farò”: “Natale”; “La sera”. In queste poesie ho trovato l’espressione più pura della cifra poetica che (per me) è tua: una cristallina disillusa spietatezza, talmente adamantina da trasformare le ombre dell’angoscia in ritratti luminosi. E’ peculiare il fatto che alla terza lettura della tua raccolta io non abbia amplificato le originali sensazioni provate in quel dopo caffè a Toffia. Le ho solo percepite in modo più limpido. E’ che la “botta” c’era stata, un giallo fendente dietro gli occhi. La chiarezza, che ripeto “spietata”, è difficile da trovare. Sai descrivere, con finta semplicità, l’esatta stazza delle dita che ti toccano il cuore. Nei lavori sopra citati usi il medium della velocità. Buono e bello. Non lasci agli altri l’accomodante interpretazione. Dichiari, dimensioni ed intenti. Proprio la “dichiarazione di intenti” ho notato in altri lavori che ho percepito in modo più costruito : “Parole” e “Spasmi”, ad esempio. Dall’”io” al “tu” con la dichiarata voglia, ma col velato intendimento, della programmazione. Un’intimità volutamente condivisa “verso …”. Una trasposizione temporale. Non è che non ami la costruzione. In “Desideri” ed “Occasione mancata” ho goduto della struttura a 3 che apre verso la chiusura-ritornello, trasportandomi verso il canto. E’ una costruzione geometrica che apprezzo. La formula più musicale è però, a mio avviso, prepotentemente felice in “Sogno”. Mi piacerebbe sentirla musicata. E poi “… qualcosa brucia anche l’immagine di chi non c’è più.“ mi sta ancora attraversando. Questo è ciò che so dirti. Ti mando qualcosa, canzoni, farcendo il tutto con un abbraccio.
20.5.2004

Domenico Troìa detto Trodo

Sabato 17 Gennaio 2009

Ciao Paolina, ti saluto di cuore, continuo a leggere le tue poesie, sono profonde e piene di rispetto, colgo qui l’aspetto più intimo dell’essere donna, sei tu per davvero, non mi ero sbagliato  a tavola. Se ti conforta a me piace il tuo stile di come racconti la vita ed è il metodo giusto dando lo spessore che merita e la profondità del tuo grido di dolore nella sofferenza terrena. Poetessa non morire, dai sfogo alle tue pene, io ti ascolto. Sono raccolte tutte in un giardino, attendono l’est, la vita. Parole, Amore scaduto, A volte, Non è ora, Vorrei essere … ho declamato in un salotto di poesie in Matera Bene e Colta: ti sposo poetessa nella poesia, continua così hai avuto SUCCESSO, GLI APPLAUSI Sì ERANO PER ME MA è te che volevano quel suono dolce delle mani. Paolina continuerò nella lettura e spero di farti un buon commento come Gran Lettore di Giurie. Brava Paolina