Archivio della Categoria 'POESIE DEDICATE'

La notte (Gabriel Formentin)

Domenica 18 Gennaio 2009

 

 

 

 

La notte (Gabriel Formentin)

il tardo pomeriggio era messaggero
la tormenta ormai vicina si preparava
le nubi addensate sui monti circostanti
la terra tremava al tuonare cupo
povera amica mia che sola ti trovasti
avresti dovuto affrettare il tuo passo
per riparare dietro mura amiche
ma l’angoscia ti stringe la gola che secca
a fatica respira
rabbiosa e infuriata scatenò la sua forza
e tu ti lasciasti trainare dal lugubre carro funesto
le trombe squillaron potenti facendo tremare
il tuo cuore che sol non voleva restare
dolore tremendo rapito davanti ai tuoi occhi
impotente lo lasciavi partire
la casa che tanto ti aveva parlato le frasi da lui
sussurrate sparite annientate sbiadite
persino quel volto che tanto normale
sembrava al tuo sguardo
si fece di nebbia leggera e poi densa
togliendo i contorni
che folle la vita
ti credi per sempre persona di un mondo
e pensi di essere pronto a guardare negli occhi di dio
ma poi ti riscopri una piccola e fragile vela
in balia di tempeste che rompono tutti i suoi fili
marino d’amore son io o mio signore
son fragile preda del vento dei tuoni e del mare
mi stringo in me stesso e tremo di freddo e paura
ma poi ricomincio a lottare
la notte che tanto ci lascia in balia di orrende tempeste
di colpo davanti ad un alba che ancora rischiara
ti lascia sperare
sei viva mia musa che il vento del nord
ha voluto tremasse con lacrime e sale
dipingi di nuovo le mura di casa che il vento
e la pioggia battente cercarono invano di fare cadere
asciuga le lacrime che sanno di mare la notte è finita
rimane il colore del nero il cuore che in certi momenti
ti sembra volere scoppiare le mani che tremano
un po’ per stanchezza e un po’ perchè l’ansia
vorrebbe cucirti la bocca
ma solo son attimi anche se a volte ci sembrano eterni
siam vivi mia dolce compagna e il cielo di azzurro
si tinge il sole risplende il monte ritorna di un verde
dipinto da mano natura
tempesta passata rimangono i danni ma tutto risorge
ti voglio sentire cantare magari di un canto sommesso
vedrai che il sorriso ritorna anche se lo credevi gia perso
poi passano i giorni e i mesi tra piccole risa e pianti
improvvisi scattati da un quadro un ricordo
e gli anni rimettono assieme le povere ossa
sorrisi di bimbo e parole d’amore
il tempo sovrano diventa padrone di noi
piccolissime cose
ma tu non temere da lui sei protetta anche se
adesso ti sembra lontano
un giorno ormai stanca e dopo aver tanto dato
il silenzio diventa di colpo sovrano
e gli occhi si chiudon pian piano
che dolce sarà quel momento
e che magico andare del cielo e la terra
passando tra i bianchi capelli con mano leggera
non devi temere di questo momento
e l’oro di un bacio scordato ti tinge di rosa le guance
cosi come sento arrivare colei che mi ha amato
al quale la vita avrei regalato
andremo lontano saremo granelli di stelle
e lui come sempre saprà che da tempo aspettavi
tra oceani galassie miliardi di mondi
non saremo soli se creder sapremo
che dopo la notte e tremende tempeste
ritorna con pace splendente a brillare il sereno

 

 

Paolina Carli (Escher Mauro)

Venerdì 16 Gennaio 2009

Paolina Carli, Poetessa  (Escher Mauro, 2007)

Una donna signora.
Una donna: signori.
Una donna, vi giuro.

Memoria (Riccardo Buonvicini)

Venerdì 16 Gennaio 2009

Memoria (di Riccardo Buonvicini)

L’uomo

per vivere,

deve spalmare,

l’unguento dell’oblio

sulla memoria.

Giugno 2008

Riposo ai naufraghi (Gabriel Formentin)

Venerdì 16 Gennaio 2009

Riposo ai naufraghi (Gabriel Formentin 11 luglio 2007)

Le cinque di un caldo mattino d’estate
il cielo era strano le nuvole all’improvviso
si eran di colpo addensate
le barche toglievan gli ormeggi
e prendevano il mare
che calmo sembrava il suo lento respiro
la radio di bordo taceva
e il triste presagio sembrava aleggiare
sugli uomini che muti guardavan il cielo
mia moglie alle quattro mi disse
è un giorno per starsene a casa
suvvia non uscire a pescare
Lui diede un bacio alla bimba
che dolce dormiva
Giovanna stasera verrai con Maria
sulla spiaggia a vedermi tornare
un ultimo grande sorriso e scomparve
ai suoi occhi marroni
che duro lavoro è pescare
solcare le onde
e poi all’improvviso guardando al nord
lo vidi arrivare
di colpo il cielo si tinse di notte
le nuvole si fecero sempre più basse
e il vento si mise a fischiare
Marcelloooooo Carmelooooooo
prendete le reti velociiiiiiiiiiii
dobbiamo scappareeeeeeeeeeeeeeeee
non era previsto la meteo non disse
che quello era un giorno di morte
le onde si alzavano come colline
dapprima di proa
e mentre volevo tornare
da poppa la vidi arrivare
di schiuma e rompente ci prese
alzandoci come un giocattolo
e tutta la barca si mise a tremare
50 le miglia da fare
e il mare ingrossava
e il vento ruggiva
la schiuma nell’aria volava
la barca impazziva
un mesto corteo si era formato
da ore alla spiaggia
le donne guardavano le onde
che il vento del nord sollevava
alcune piangevan
e altre pregavan
nessuno tornava
passaron le cinque e dopo le sei
ma solo si udiva il ruggito del mare
e il vento del nord che gridava
la notte trascorse in preghiera
l’intero villaggio sul bordo del mare
incurante del tempo aspettava
di colpo quel vento che tanto gridava si era calmato
e il mare che ormai si era cibato
riprese pin piano il suo lento respiro
portando alla riva soltanto dei pezzi di legno