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INTERVISTA DI STEFANIA ZANDA

Lunedì 19 Gennaio 2009

La segnalazione

Da Toffia a Roma, la poesia nata nei borghi antichi conquista la capitale

 

 

 

Intervista a Paolina Carli di Stefania Zanda

Da tredici anni a Toffia, piccolo borgo medievale della Sabina, a cavallo di ferragosto si svolge la manifestazione Riviviamo i centri storici che vede la partecipazione di artisti provenienti da ogni parte del mondo, per esporre i loro lavori all’interno delle cantine del borgo, aperte per l’occorrenza. All’interno della manifestazione la poetessa Paolina Carli dal 2004 organizza Poesie in libertà, una mostra itinerante che avvolge il centro storico con versi poetici e storie brevi creando una magica osmosi tra emozioni e arredo urbano. Per non disperdere la ricchezza acquisita, le poesie scritte nei muri del piccolo borgo, provenienti da tutto il mondo e frutto dell’estro di autori sconosciuti, sono diventate un libro, L’albero delle nostre parole, giunto alla V edizione. Abbiamo incontrato Paolina perché nei prossimi giorni l’antologia approderà nella capitale.

    

Paolina, raccontaci come è nata l’esigenza di una manifestazione che ha per protagonista la poesia.

Oggi è impossibile evitare che quel che succede nel mondo ci condizioni e penetri nella vita quotidiana delle famiglie e non è possibile chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie così da non vedere o ascoltare le urla di popolazioni disperate che provengono dai paesi in guerra o sono colpiti da terribili catastrofi. L’intera società, ancor più a livello di comunità locale, tenta di reagire a questi eventi traumatici cercando di ritrovare le proprie radici nell’involucro protettivo della tradizione e nei luoghi intrisi di storia e di arte per riscoprire tensioni ideali e morali. Perciò quando gli organizzatori della festa dei Centri Storici a Toffia mi chiesero di dare un mio contributo ho risposto ideando la prima edizione di Poesia in libertà, una mostra itinerante di poesia per fornire ai visitatori l’opportunità di accostarsi alla forza comunicativa insita nella “parola scritta” e, a chi scrive, di mettersi in discussione per confrontare con altri il proprio immaginario e di essere letto senza sottoporsi alla corsa ad ostacoli imposta dai mezzi di comunicazione ufficiali.Lo scenario che ho immaginato perfetto per Poesia in libertà è quello di un paese in festa. Il luogo della festa, infatti, è visto, non solo come luogo utopico ma, anche, come occasione di confronto in grado di riunire protagonisti, prodotti, idee e creatività, fra le genti che arrivano da più parti del mondo per godere di momenti di svago. Un luogo, Toffia, che mostra i suoi borghi di pietra bianca corrosa dal tempo e che, ancora oggi, è in grado di accogliere e allietare il visitatore.

Come è strutturata l’antologia?Tengo innanzitutto a sottolineare che la partecipazione alla mostra non prevede alcuna selezione se non quella effettuata tra le opere inviate da uno stesso autore e non implica alcun costo; ma, qualora si realizzi, come avvenuto di fatto per tutte le edizioni, che un numero adeguato di partecipanti sia desideroso di storicizzare l’evento, a conclusione della mostra viene richiesto agli autori di acquistare almeno due copie dell’antologia poetica che ne verrà pubblicata, per coprirne i costi di stampa. L’antologia è così strutturata: Presentazione di Antonio Zacchia (sindaco di Toffia); Introduzione alla mostra (programma, numero di partecipanti, numero di poesie e/o Storie brevi esposte e rilevanza data dai mezzi di comunicazione) di Paolina Carli (curatrice); Nota sulla poesia di Filippo Agostani; Nota su “Una storia in 40 righe” di Olivia Mezzanotte; Frammenti critici (mini critica letteraria relativa ai singoli partecipanti alla mostra) di Marco Roncaccia; Profilo e opere degli autori (due pagine ciascuno e in ordine alfabetico); Una breve sintesi di ciò che si è verificato all’ombra dell’Ulivo del poeta. Chiudono il volume i ringraziamenti e l’indice. Naturalmente il numero delle pagine varia di anno in anno (dipende dalle adesioni - minimo 50 autori). Dalla IV edizione, la rassegna si compone anche di una sezione dedicata ai racconti brevi, dal titolo “Una storia in 40 righe”.Tengo innanzitutto a sottolineare che la partecipazione alla mostra non prevede alcuna selezione se non quella effettuata tra le opere inviate da uno stesso autore e non implica alcun costo; ma, qualora si realizzi, come avvenuto di fatto per tutte le edizioni, che un numero adeguato di partecipanti sia desideroso di storicizzare l’evento, a conclusione della mostra viene richiesto agli autori di acquistare almeno due copie dell’antologia poetica che ne verrà pubblicata, per coprirne i costi di stampa. L’antologia è così strutturata: Presentazione di Antonio Zacchia (sindaco di Toffia); Introduzione alla mostra (programma, numero di partecipanti, numero di poesie e/o Storie brevi esposte e rilevanza data dai mezzi di comunicazione) di Paolina Carli (curatrice); Nota sulla poesia di Filippo Agostani; Nota su “Una storia in 40 righe” di Olivia Mezzanotte; Frammenti critici (mini critica letteraria relativa ai singoli partecipanti alla mostra) di Marco Roncaccia; Profilo e opere degli autori (due pagine ciascuno e in ordine alfabetico); Una breve sintesi di ciò che si è verificato all’ombra dell’Ulivo del poeta. Chiudono il volume i ringraziamenti e l’indice. Naturalmente il numero delle pagine varia di anno in anno (dipende dalle adesioni - minimo 50 autori). Dalla IV edizione, la rassegna si compone anche di una sezione dedicata ai racconti brevi, dal titolo “Una storia in 40 righe”.Abbiamo detto che Toffia ha conquistato Roma. Quali sono gli appuntamenti?

Nel 2007 l’antologia Poesia in libertà è stata esposta a Via Giulia, nel cortile di Palazzo Medici Clarelli, nel 2008 ho partecipato ad un convegno “Per una sociologia dell’immaginario - Incontri di sociologia delle arti”, organizzato dall’Università di Roma - Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze dell’Educazione e il prossimo 21 gennaio alle ore 18 parteciperemo alla II edizione della rassegna internazionale di Poesia e Scrittura Contemporanea “L’Albero delle nostre parole”, promossa dall’artista e poeta Eugenia Serafini, presso la Libreria Fuorilemura, Via dei Reti, 54-56, alla quale parteciperanno gli autori. Anche il 27 febbraio alle ore 18 presso la libreria Rinascita di Viale Agosta ci sarà analoga presentazione dell’antologia. 
Tengo innanzitutto a sottolineare che la partecipazione alla mostra non prevede alcuna selezione se non quella effettuata tra le opere inviate da uno stesso autore e non implica alcun costo; ma, qualora si realizzi, come avvenuto di fatto per tutte le edizioni, che un numero adeguato di partecipanti sia desideroso di storicizzare l’evento, a conclusione della mostra viene richiesto agli autori di acquistare almeno due copie dell’antologia poetica che ne verrà pubblicata, per coprirne i costi di stampa. L’antologia è così strutturata: Presentazione di Antonio Zacchia (sindaco di Toffia); Introduzione alla mostra (programma, numero di partecipanti, numero di poesie e/o Storie brevi esposte e rilevanza data dai mezzi di comunicazione) di Paolina Carli (curatrice); Nota sulla poesia di Filippo Agostani; Nota su “Una storia in 40 righe” di Olivia Mezzanotte; Frammenti critici (mini critica letteraria relativa ai singoli partecipanti alla mostra) di Marco Roncaccia; Profilo e opere degli autori (due pagine ciascuno e in ordine alfabetico); Una breve sintesi di ciò che si è verificato all’ombra dell’Ulivo del poeta. Chiudono il volume i ringraziamenti e l’indice. Naturalmente il numero delle pagine varia di anno in anno (dipende dalle adesioni - minimo 50 autori). Dalla IV edizione, la rassegna si compone anche di una sezione dedicata ai racconti brevi, dal titolo “Una storia in 40 righe”.Nel 2007 l’antologia è stata esposta a Via Giulia, nel cortile di Palazzo Medici Clarelli, nel 2008 ho partecipato ad un convegno “Per una sociologia dell’immaginario - Incontri di sociologia delle arti”, organizzato dall’Università di Roma - Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze dell’Educazione e il prossimo 21 gennaio alle ore 18 parteciperemo alla II edizione della rassegna internazionale di Poesia e Scrittura Contemporanea “L’Albero delle nostre parole”, promossa dall’artista e poeta Eugenia Serafini, presso la Libreria Fuorilemura, Via dei Reti, 54-56, alla quale parteciperanno gli autori. Anche il 27 febbraio alle ore 18 presso la libreria Rinascita di Viale Agosta ci sarà analoga presentazione dell’antologia.  Tengo innanzitutto a sottolineare che la partecipazione alla mostra non prevede alcuna selezione se non quella effettuata tra le opere inviate da uno stesso autore e non implica alcun costo; ma, qualora si realizzi, come avvenuto di fatto per tutte le edizioni, che un numero adeguato di partecipanti sia desideroso di storicizzare l’evento, a conclusione della mostra viene richiesto agli autori di acquistare almeno due copie dell’antologia poetica che ne verrà pubblicata, per coprirne i costi di stampa. L’antologia è così strutturata: Presentazione di Antonio Zacchia (sindaco di Toffia); Introduzione alla mostra (programma, numero di partecipanti, numero di poesie e/o Storie brevi esposte e rilevanza data dai mezzi di comunicazione) di Paolina Carli (curatrice); Nota sulla poesia di Filippo Agostani; Nota su “Una storia in 40 righe” di Olivia Mezzanotte; Frammenti critici (mini critica letteraria relativa ai singoli partecipanti alla mostra) di Marco Roncaccia; Profilo e opere degli autori (due pagine ciascuno e in ordine alfabetico); Una breve sintesi di ciò che si è verificato all’ombra dell’Ulivo del poeta. Chiudono il volume i ringraziamenti e l’indice. Naturalmente il numero delle pagine varia di anno in anno (dipende dalle adesioni - minimo 50 autori). Dalla IV edizione, la rassegna si compone anche di una sezione dedicata ai racconti brevi, dal titolo “Una storia in 40 righe”.Nel 2007 l’antologia è stata esposta a Via Giulia, nel cortile di Palazzo Medici Clarelli, nel 2008 ho partecipato ad un convegno “Per una sociologia dell’immaginario - Incontri di sociologia delle arti”, organizzato dall’Università di Roma - Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze dell’Educazione e il prossimo 21 gennaio alle ore 18 parteciperemo alla II edizione della rassegna internazionale di Poesia e Scrittura Contemporanea “L’Albero delle nostre parole”, promossa dall’artista e poeta Eugenia Serafini, presso la Libreria Fuorilemura, Via dei Reti, 54-56, alla quale parteciperanno gli autori. Anche il 27 febbraio alle ore 18 presso la libreria Rinascita di Viale Agosta ci sarà analoga presentazione dell’antologia.  (19 gennaio 2009) 

Tengo innanzitutto a sottolineare che la partecipazione alla mostra non prevede alcuna selezione se non quella effettuata tra le opere inviate da uno stesso autore e non implica alcun costo; ma, qualora si realizzi, come avvenuto di fatto per tutte le edizioni, che un numero adeguato di partecipanti sia desideroso di storicizzare l’evento, a conclusione della mostra viene richiesto agli autori di acquistare almeno due copie dell’antologia poetica che ne verrà pubblicata, per coprirne i costi di stampa. L’antologia è così strutturata: Presentazione di Antonio Zacchia (sindaco di Toffia); Introduzione alla mostra (programma, numero di partecipanti, numero di poesie e/o Storie brevi esposte e rilevanza data dai mezzi di comunicazione) di Paolina Carli (curatrice); Nota sulla poesia di Filippo Agostani; Nota su “Una storia in 40 righe” di Olivia Mezzanotte; Frammenti critici (mini critica letteraria relativa ai singoli partecipanti alla mostra) di Marco Roncaccia; Profilo e opere degli autori (due pagine ciascuno e in ordine alfabetico); Una breve sintesi di ciò che si è verificato all’ombra dell’Ulivo del poeta. Chiudono il volume i ringraziamenti e l’indice. Naturalmente il numero delle pagine varia di anno in anno (dipende dalle adesioni - minimo 50 autori). Dalla IV edizione, la rassegna si compone anche di una sezione dedicata ai racconti brevi, dal titolo “Una storia in 40 righe”.Nel 2007 l’antologia è stata esposta a Via Giulia, nel cortile di Palazzo Medici Clarelli, nel 2008 ho partecipato ad un convegno “Per una sociologia dell’immaginario - Incontri di sociologia delle arti”, organizzato dall’Università di Roma - Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze dell’Educazione e il prossimo 21 gennaio alle ore 18 parteciperemo alla II edizione della rassegna internazionale di Poesia e Scrittura Contemporanea “L’Albero delle nostre parole”, promossa dall’artista e poeta Eugenia Serafini, presso la Libreria Fuorilemura, Via dei Reti, 54-56, alla quale parteciperanno gli autori. Anche il 27 febbraio alle ore 18 presso la libreria Rinascita di Viale Agosta ci sarà analoga presentazione dell’antologia.   

www.linkontro.info;

Cristina Contili

Sabato 17 Gennaio 2009

 Grazie luna su lovelive.it

Paolina Carli, poetessa residente a Roma, ma originaria di Valle Castellaneta, viene da un lungo percorso di amore per la scrittura, vissuta in armonia con la vita concreta e quotidiana (la scrittrice parlando di sé nel proprio sito racconta di essere madre di tre figli, ma anche nonna e pensionata, perché anche i dati reali sono parte della sua poetica), perciò, parlando della sua opera Monica Moggi l’ha definita così: “La poesia di Paolina è la vita di tutti i giorni e niente è più poetico di questo. La differenza tra un poeta e una persona che non scrive, è che il poeta scrive e rappresenta la nostra straordinaria ordinarietà di esseri umani”.

 

La misura del suo stile può essere data da questa poesia, tratta dalla sua ultima raccolta: Chiaroscuri accecanti “sospesa tra scarse speranze | m’appresto a fare il bilancio | d’una stagione chiusa in ritardo | e ritrovo brandelli di carne | trascinate su strade poste in salita | che frenano impulsi protesi in avanti | intanto pene e paure si agitano | nei cuori di uomini onesti | per ferite inferte da mano inguantata |
ma il bianco dei sassi e il verde dei monti | s’agitano dove volteggiano le aquile | per emozionarci mentre l’osserviamo | … nella notte un violino accompagna le danze | per sdoganare violenze e discriminazione | subite in chiaroscuri accecanti
“.

Il Giornale di Rieti sabato 6 settembre 2008

Venerdì 16 Gennaio 2009

A Toffia riviviamo il centro storico tra poesia e gastronomia (di Fausta Genziana Le Piane)

Uno dei vicoli del centro storico  Due itinerari da percorrere: uno poetico e l’altro gastronomico  
  

Nel mese di agosto, Toffia ha organizzato un folto programma per far rivivere il centro storico nell’ambito dell’organizzazione dei festival dei centri storici della Valle del Farfa. Toffia è una cittadina medioevale, adagiata su uno sperone roccioso tra colline e valli verdi di boschi e ulivi. Il suo territorio, occupato fino all’alto medioevo solo da abitazioni sparse in campagna, fu soggetto, dopo i Sabini e i Romani, ai Longobardi del ducato di Spoleto (dal VII secolo) alla vicina Abbazia di Farfa, privilegiata da Carlo Magno e dagli imperatori di Germania.

Il terrore scatenato dalle incursioni arabe del X secolo provocò infine, a partire dall’XI secolo, la nascita di Toffia sul poderoso sperone di roccia. Cinta di mura e presidiata da un castello (ora Chiesa di Santa Maria Nuova) la città venne a lungo contesa tra Abbazia di Farfa e famiglie nobiliari: Colonna e Orsini. Prevalsero gli Orsini lasciando tre edifici tra i quali il pregevole palazzo Baronale ora sede del Comune. Tra le varie manifestazioni organizzate (sportive, teatrali, musicali, espositive ecc) due itinerari sono stati particolarmente gradevoli, uno poetico e l’altro gastronomico.

La mostra di poesia è stato organizzata da Paolina Carli: l’esposizione Itinerante di Poesia, Poesie in libertà giunta alla V edizione, ha consentito di passeggiare per le strade del paese e di leggere versi poetici piacevolmente esposti lungo i tragitti. All’entrata di Toffia, l’albero della poesia ha accolto e raggruppato poesie estemporanee scritte su foglietti appositamente predisposti e, una volta compilati, esposti appesi al vento. L’arte entra a giusto titolo nell’arredo urbano.

Non solo, è stato possibile curiosare tra mostre, botteghe, atelier artistici, murales e graffianti allestimenti all’insegna della sperimentazione: un po’ ovunque erano visibili appesi ombrelli, scarponi verniciati in colore argento, cravatte, sedie impagliate dipinte con vari colori. Due sedie, per esempio erano esposte come un dondolo, poste una di fronte all’altra. E poi ancora cerchi, giochi zen, vecchie foto relative alla storia del paese ecc.

Gli itinerari gastronomici sono stati in grado di soddisfare i palati più esigenti andando dalla ricca cucina contadina a base di antipasto di pecorino e coppa casalinga seguito da fregnacce al sugo di funghi e pancetta e arrosto misto di maiale, pomodori e patate agli odori ad un originale menù argentino, dalle proposte asiatiche di una originale pasta fritta malese alla semplice birra con sfizi per terminare con la tradizionale Trattoria e gli stand di fettuccine al ragù, ai funghi o al pomodoro.

Italia sera 23 gennaio 2007

Venerdì 16 Gennaio 2009

 

23-gennaio-2007.jpg

Lo stesso articolo è stato pubblicato anche da:

Oltrepensiero - Rivista Telematica di Cultura e Attualità  http://www.oltrepensiero.com/index.php

 

Specchio romano www.specchioromano.it/Fondamentali/Le%20Spigolature.htm - 246k

TAM TAM GIUGNO 2006

Venerdì 16 Gennaio 2009

tamtam.jpg

Reno Beomuro

Venerdì 16 Gennaio 2009

Reno Bromuro
Bromuro in FATTI E POESIA del 12/08/2006

 

Paolina Carli «nella poesia trova la consapevolezza che essa è il potere magico che aiuta a vivere e perciò la scrive, affinché l’umanità possa trovare la sua luce». 

Cinzia Dal Maso

Venerdì 16 Gennaio 2009

 Paolina Carli ha curato la IV edizione di “Poesia in libertà”
Dai muri di Toffia alle pagine di un libro
di Cinzia Dal Maso

E’ uscita per i tipi delle Arti Grafiche Nobili Sud la IV edizione di “Toffia. Riviviamo il Centro Storico. Poesia in libertà”, a cura di Paolina Carli, che dà conto di un’iniziativa coinvolgente, in grado di portare l’amore per la poesia, la letteratura e la cultura in una festa esuberante e colorata che anima nel periodo di Ferragosto l’antico borgo medioevale in provincia di Rieti. “Poesia in Libertà” ha visto la scorsa estate la partecipazione di 72 poeti, italiani e stranieri, che hanno inviato circa 700 poesie e 50 storie in 40 righe, molte delle quali sono state ospitate nei circa sessanta pannelli affissi sui muri esterni delle case di Toffia, tutto grazie all’impegno del “Laboratorio di poesia” di Paolina Carli, nato, come essa stessa racconta, per caso, “in un contesto caratterizzato dal desiderio di contribuire all’organizzazione e buona riuscita di momenti di festa e dalla volontà di sperimentare la possibilità di realizzare un sogno”: offrire a chi scrive la possibilità di essere letto senza dover superare gli estenuanti sbarramenti imposti dai mezzi di comunicazione ufficiali. “Un sogno – continua la Carli – che voleva raggiungere gli esclusi dai circuiti culturali; quelli a cui è stata negata la capacità critica; quelli che sono stati obbligati a disconoscere la propria creatività dalla spinta al profitto e quelli che si sono battuti e continuano a battersi per una società di uomini liberi”. Ora quelle liriche, quelle prose, scendono dai muri di Toffia per coagularsi nel volume curato dalla Carli, unificate dall’amore per la libera espressione, dalla voglia di esprimere i propri sentimenti e di comunicarli a un numero sempre maggiore di persone.
“Ancora una volta – spiega Francesco Maria Battisti – la mostra di ‘Poesia in libertà’ tenuta a Toffia nell’estate 2007 ha riservato gradevoli sorprese, sia per la varietà delle forme poetiche che è riuscita a raccogliere dall’Italia e dall’Europa, sia per la profonda espressività di alcuni dei suoi interventi”. Se la maggior parte delle poesie è scritta in italiano, non mancano componimenti in dialetto, dal romano, al napoletano all’abruzzese. “E’ giusto!”, avverte Battisti. “”La lingua è anche il lato più profondo della cultura; cambiare lingua in una poesia o in un racconto significa anche cambiare il modo con il quale si descrive il mondo”.
Tema prevalente delle composizioni, l’amore, visto in tutte le sue sfaccettature, ma non mancano aneliti a giustizia e libertà.

Italia sera, (Inserto Specchio Romano) 8 gennaio 2008

Reno Bromuro

Venerdì 16 Gennaio 2009

Reno Bromuro
Poetilandia.com - La città dei nuovi autori
Home Premio R. Milleri 2006
  

paolina carli
grazie luna: poesia in libertà
Paolina Carli è nata a Valle Castellaneta, ma risiede a Roma da oltre quarant’anni. E’ dal 1964 che promuove e partecipa ad iniziative in difesa dei lavoratori. Parlando della sua opera Monica Moggi così si esprime: “La poesia di Paolina è la vita di tutti i giorni e niente è più poetico di questo. La differenza tra un poeta e una persona che non scrive, è che il poeta scrive e rappresenta la nostra straordinaria ordinarietà di esseri umani”.
Rossella Fava, afferma: “Molto spesso la poesia, e quella di Paolina Carli in particolare, nasce in maniera molto forte, come un urlo, in questo caso direi un urlo quasi lacerato, che colpisce fortemente chi legge e chi ascolta. Però è sostanziale l’esigenza di trovare silenzio, l’esigenza di ritornare là dove la poesia nasce nella riflessione dell’intimità… Proprio nel silenzio di quest’intimità si può riflettere e capire cosa sia la voglia di dire agli altri”
Leggiamola anche noi questa poesia che urla, secondo la Moggi, e che sente l’esigenza di trovare il silenzio, secondo Rossella Fava:
 

CHIAROSCURI ACCECANTI
 
sospesa tra scarse speranze
m’appresto a fare il bilancio
d’una stagione chiusa in ritardo
 

e ritrovo brandelli di carne
trascinate su strade poste in salita
che frenano impulsi protesi in avanti
 

intanto pene e paure si agitano
nei cuori di uomini onesti
per ferite inferte da mano inguantata
 

ma il bianco dei sassi e il verde dei monti
s’agitano dove volteggiano le aquile
per emozionarci mentre l’osserviamo
 

… nella notte un violino accompagna le danze
per sdoganare violenze e discriminazione
subite in chiaroscuri accecanti
 

Il motivo è chiaramente spiegato dai versi, che narrano ventiquattro ore di vita di un essere umano in conflitto con se stesso e con la natura.
La giornata inizia tra scarse speranze, quindi il buongiorno si vede al mattino per finire cercando di dare sollievo alla sua “fatica di vivere” «per sdoganare violenze e discriminazioni/ subite in chiaroscuri accecanti»
La Carli, dunque nella poesia trova la consapevolezza che essa è il potere magico che aiuta a vivere e perciò scrive poesia, affinché l’umanità possa trovare la sua luce.
Nel parlare di sé afferma di sentire per raffigurarsi che non è semplice, però necessario focalizzare gli avvenimenti della propria vita. I ricordi di esperienze successive rafforzano l’idea di essere “fuori tempo o posto” perché la comprensione degli avvenimenti o delle scelte affrontate hanno sempre un momento che ripaga tutto. Le scelte più significative sono quelle accettate e realizzate lavorando di giorno e andando a scuola di sera per prendere il diploma di maestra d’asilo e di aver militato nella politica attiva.
«Paolina si batte in maniera angosciosa, afferma Antonio Fusco, ai limiti disperante, per una umanità migliore. E’ un poeta; oggi i versi di un poeta impegnato nel sociale, per essere una persona che apporti un proprio contributo alla costruzione di un’umanità nuova in cui l’amore, la fratellanza non siano soltanto ideali vuoti di contenuto, ma in cui si realizzi almeno quel principio essenziale su cui si basa la vita: l’eros che muove il sole e l’altre stelle di Dante, e finalmente si carica e possiamo assistere ad un futuro che non sarà felice, non sarà per mia opinione personale, così bello come si può desiderare, ma sicuramente migliore del mondo in cui stiamo».
Kadour Naimi ha detto che Paolina «poetizza la vita, e questo mi piace molto. Il libro non è che la ciliegina sulla torta, è una bellissima ciliegina».
Ci sono versi lapidari che sembrano venuti fuori dal marmo pregiato o dalla fucina di Vulcano perché siano sempre vivi:

«… stroncare il perverso che
umilia il pensiero e assilla lo stomaco»

«… nell’immensità del vuoto
c’è chi sogna perché i giovani sogni
non si possono uccidere come lacrime asciutte»

«… spezzare le mille catene
per ritrovarsi tra pieghe dolenti
e rendere giustizia alla vita»

«… resta solo la speranza di perdersi
e il desiderio di rinvenire il coraggio
per salutare l’alba di un nuovo mattino»
 

Ormai Paolina trova la sua pace nell’armonioso e musicale verso, spargendolo come grano da seminare affinché l’uomo lo possa godere della sua crescita dopo varie peregrinazioni, e raggiungere la serenità e la pace desiderate. I ricordi dolorosi spariscono d’incanto perciò le esclamazioni dei versi che ho riportato più su hanno il significato di una solenne ribellione alla sorte e rievocare all’improvviso la lunga serie dei ricordi: tristi e lieti vissuti nell’arco della vita. Le liriche, oltre a concatenarsi come i grani di un rosario, si sviluppano nell’interezza dell’opera.
Paolina Carli, è d’un’efficacia stupenda: ti mostra al vivo l’accanimento della vita vissuta in libertà, per non subire costantemente la superiorità della cattiveria, dell’astuzia, dell’ingordigia e della prevaricazione, perciò la sua narrazione poetica non è vinta mai dall’immaginazione del poeta che sembra già lontano dalla sua creazione! Non è soltanto fredda constatazione di un fatto, ma riproduce sensazioni particolari che riceve chi è stato vittima innocente.
Ma quello che più turba il Poeta Paolina Carli è il contrasto ch’ella vede disegnarsi sempre più chiaro tra se stessa e l’umanità: nonostante le molte ansie che la colpirono fanciulla: lavorare la terra, adattarsi a mille mestieri, affrontare il naufragio di un matrimonio ed uno sta per naufragare; aver allevato tre figli, per vivere un attimo di serenità che si è dimostrata irraggiungibile.
Allora per sentirsi ancora viva, bella e desiderata; risentire il calore della luce che è vita e serenità si rifugia nella Poesia. Solo chi è disperata conosce l’amore, perché in questo modo è tutto più chiaro e illumina la coscienza dei suoi propri malanni senza scampo trasfigurandoli in arte maggiore facendoci contemplare spettacoli naturali, d’infinito amore, vergando sulla carta la sua bella sorgente poetica. Questo è il sentimento, che il poeta ha attribuito alla sua raccolta: «Grazie Luna»
Un altro tema importante è l’ambiente in cui si dipana la narrazione di «Grazie luna» che esalta la libertà della poesia e la sorte degli uomini sempre sopraffatti dal tiranno di turno; la familiarità con i lavoratori derivante dalla sua partecipazione attiva alla CGIL. L’antica nobiltà che ha sempre a modello l’epopea del suo tempo, la fame, la dignità nella miseria, l’ingenuo fantasticare su vita e morte, che fa i vecchi simili a un bambino il quale si fa furbetto di una vita che non ha vissuto e che non vivrà se non dopo che la lotta di classe si sarà sedata e l’uomo avrà capito che bisogna camminare mano nella mano. Gli storici di professione ci diranno il peso e il significato di questi versi nella nostra era convulsa e caotica. A noi semplici lettori spetta un altro compito, mettere in luce da una parte quelle che sono le qualità di scrittura e di rappresentazione e dall’altra il contributo disinteressato alla morale che si ricava da una visione tanto ampia e sicura. Tuttavia è necessario anche evitare un generico accostamento, vagamente impressionistico, per la ricostruzione dei versi più lenta e minuziosa.
Il trasalire al ricordo che “umilia il pensiero e assilla lo stomaco” non è solo dovuto al brivido della situazione che sale dentro come nebbia che si alza con il tramonto avvolto di riflessi dorati, contro un cielo striato all‘orizzonte da colori intensi e lucenti; è anche «… nell’immensità del vuoto / c’è chi sogna perché i giovani sogni / non si possono uccidere come lacrime asciutte» il tremito della natura di fronte all‘uomo e di fronte al mistero che li sovrasta, a quel Dio che si manifesta nelle luminose prospettive degli spazi, e al quale Paolina Carli offre questo breve momento del ritmo del suo cuore, in cui risuona la voce del Poeta. Anche i monti fremono all’apparire delle prime stelle e il loro è quasi un respiro umano, in un accordo totale e in una totale tensione di offerta, fatta di canto d’uomini, di terrestri forme e soprattutto di speranza.
 

© Recensione a cura di Reno Bromuro

Cinzia dal Maso

Venerdì 16 Gennaio 2009

  PAOLINA CARLI, UNA POETESSA IMPEGNATA

Nelle sue liriche un’intima adesione al dolore dei deboli e degli indifesi

V  E  R  S  I    I  N    L  I  B  E  R  T  A’

di    CINZIA  DAL  MASO

 

 

Riviviamo il Centro Storico a cura di Paolina Carli

“Esausta ripercorre il cammino ma non vedeva più ombre, aveva dinanzi la luna, grande, grandissima, luminosa, che la guidava e non aveva paura”.
Così si conclude una delle più intense liriche di Paolina Carli, “Grazie luna”, che ha anche dato il titolo a una sua raccolta di poesie (Libroitaliano, 72 pagine, 10 euro). La poesia della Carli, ricca di notazioni biografiche, è meditazione e al tempo stesso impegno sociale. Se la poetessa guarda spesso nel suo intimo rivivendo un dolore che è soprattutto spasmodico bisogno d’amore, non si chiude mai in un egoistico isolamento. Anzi, la sua sofferenza la porta, più che a comprendere, ad aderire intimamente e totalmente al dolore degli umili, dei diseredati, dei deboli, degli indifesi.
Ma Paolina Carli sa anche impegnarsi per la promozione della cultura. In occasione della festa “Riviviamo il Centro storico”, che si svolge ogni estate a Toffia, suggestivo paese della provincia dei Rieti, ha organizzato, insieme con altri poeti, la “Mostra itinerante di poesia”, giunta alla sua terza edizione. Le liriche sono state raccolte in un volume a cura di Paolina Carli, la cui edizione è stata promossa dall’Amministrazione Comunale di Toffia. “Questo è un grande momento per la poesia”, spiega Francesco Maria Battisti, Professore alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Cassino. “Non solo a Toffia ma in tutta Italia cresce il fermento poetico. Quali sono i perché di tale risorgenza?…
…La poesia da sempre racchiude temi classici, come l’amore, la vita, il dispiacere e il dolore che animano il canto del poeta. Vi sono ‘temi nuovi’ della poesia, che vengono ereditati dal Novecento, come la politica, l’ambiente e lo sguardo critico verso la società”.
Oggi, finalmente, la poesia può diffondersi liberamente, senza incorrere nell’ostacolo opposto dal monopolio dei media. Infatti, ricorda il prof. Battisti, “come mezzo sintetico e fluido, ha trovato un’altra forma di comunicazione, la rete, internet; è facile incontrare una poesia navigando in questo mondo culturale, mentre è ben difficile trovarla pubblicata nei quotidiani o recitata in Tv”. Da internet, poi, sarà facile alla poesia diffondersi nelle città, nei paesi, nelle piazze, passando di bocca in bocca. “E’ impossibile sopprimere la poesia – avverte il prof. Battisti – perché essa è coscienza e canto dell’umanità”.
Del resto, sembra aggiungere Paolina Carli nella lirica ‘Silenzio’, “tralasciare l’ascolto di ciò che l’anima chiede  equivale a non capire, a nascondersi, a negare la verità, a rimandare il problema”.
Cinzia Dal Maso

www.oltrepensiero.com/modules.php?name=News&file=article&sid=942 - 94k

Rocco Turi

Venerdì 16 Gennaio 2009

Rocco Turi
Recensione dell’opera Grazie luna, di Paolina Carli

Libroitaliano Editore, Poeti Italiani Contemporanei, Premio Selezione 2003

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E’ sempre complicato recensire l’opera di una persona amica. Il rischio è che ogni cosa che si scriva possa essere interpretata come un gioco delle parti.
Ho preso le contromisure immaginando di “rimuovere” la persona conosciuta e riflettendo solo sull’Artista e su una parte del mondo che le appartiene, di cui ho una certa pratica. Facendo così ho evitato di scomodare la teoria freudiana alla quale si pensa frequentemente e che, come psicologi, Fusco e Tomassoni hanno opportunamente evocato nella prefazione del volume. Certo, ognuno di noi porta il “segno” della propria infanzia e sarebbe quindi ovvio - specialmente dopo aver letto un libro come questo - collegare il messaggio al vissuto remoto dell’Autore.
Ebbene, se “non” conosco la persona, conosco l’Autore Carli e so che all’esperienza infantile essa ha aggiunto una pratica sul campo che poi ha “modellato” quella precedente. Tanto per iniziare, Carli è passata con successo attraverso l’arte visiva e la realizzazione di pregevoli opere in ceramica, che ho avuto il piacere di ammirare nella sua collezione privata. Ma Carli vive da molti anni nel rione Vittorio di Roma e chi conosce questo luogo sa bene che esso è anche punto di raccolta e di attività multietnica fra i più densi in Europa. E’ il luogo in cui convivono anche le ingiustizie, le sofferenze, le oppressioni, la violenza che si annida nel mondo dell’immigrazione. Carli è stata permeata emotivamente da questa realtà anche a causa del suo impegno politico; ha pure lavorato in uffici ministeriali in cui forse ha osservato altri tipi di conflitti, più subdoli e da “colletti bianchi”; gode anche della pace del villaggio nella campagna reatina nella quale - apparentemente - i conflitti della città sembrano attenuati. Ritorna così alla ribalta l’antica realtà sociale abruzzese dalla quale in un tempo lontano Carli si era allontanata. Il cerchio si chiude così, in un personale rapporto città-campagna che oggi offre all’Autore l’opportunità di riflettere sul suo mondo e di comunicarlo al mondo attraverso le sue esperienze.
Ecco. Carli vive nella realtà oggettiva della società post-moderna e sarebbe diminutivo ed errato interpretare le sue opere pensando unicamente al percorso intimo e personale, distaccato dal contesto collettivo quotidiano. Non si spiegherebbe perché abbia atteso tanto tempo per scrivere la sua Opera Prima. Il connubio fra storia ed esperienza successiva ha generato un volume che non è più un componimento autonomo ma collettivo senza dubbio ed è diventato un’opera di denuncia sociale. Ne sono sintomo i brani che richiamano l’amore e il dolore, in cui dominano in chiave moderna i toni leopardiani della evocazione e della memoria, nei quali tutti possono eventualmente guardare sé stessi come in uno specchio concavo.
E’ logico, pertanto, immedesimarsi nella esistenza di migliaia di persone che vivono nella casba riprodotta del quartiere romano Vittorio. Osservandole dall’alto del suo quarto piano, Carli l’ha fatto onestamente e con coraggio, forse anche in momenti di sconforto e di crisi personale. Come osservatore attento e diligente, ha reso di valore collettivo le sue composizioni perché traspaiono da esse la vita quotidiana ed i sentimenti di chiunque cinese, magrebino, indiano, boliviano che – preso da una condizione immanente di difficoltà – nel rione Vittorio non ha il tempo né la voglia di ricercare una radice per rispiecchiarvisi. Così come, nel passato, Carli non aveva avuto il tempo, né la voglia, né una radice per scrivere ciò che stava maturando.
Solo alla fine di un cammino lungo e complesso, fra sentimenti e ragionamenti, Carli ha raccolto i pezzi della sua multiforme esperienza vissuta e li ha assemblati non già come un freddo puzzle, ma li ha riannodati sotto un filo conduttore pulsante e omogeneo che coinvolge tutti, per comporre una raccolta che non è più autobiografica e che ha dedicato alla luna, anch’essa di leopardiana memoria, che riceve luce (l’esperienza, nel caso di Carli), che è capace di influire nel flusso della linfa (nella meditazione, nel caso dei lettori), che iconograficamente è raffigurata come una falce. Falci lunari compaiono nelle bandiere nazionali di numerosi paesi islamici. E’ evidente come l’opera di Carli sia intrisa del mondo “sotto casa”.
Dalla tranquillità nell’alto del suo quarto piano o dalla pace di Toffia, nella campagna reatina, come un pittore che usa pennellate di colore dell’anima, Carli rende vive le scene e i soggetti; dosando sapientemente le parole rende il senso più autentico delle sue composizioni. Come il pittore che con colori scuri e forti esprime il travaglio, il dolore dei personaggi, con parole coraggiose (”…bastardo…”) Paolina Carli, mia amica da antica data, descrive il sentimento della sofferenza che accomuna tutti, pur nella discriminante della propria etnia e cultura e religione.
Rocco Turi
Rende, 16 gennaio 2005